Innamorarsi di un personaggio è possibile ed è un sentimento REALE

Siete innamorati del personaggio di un anime o di un manga, ma famiglia e amici non comprendono i vostri sentimenti e/o tentano addirittura di clinicizzarli? Allora questa rubrica fa al caso vostro! Noi di Satoshipedia l’abbiamo realizzata avvalendoci anche della consulenza di una stimatissima psicologa (solo per tranquillizzare chi è preoccupato o convinto che ci sia qualcosa di patologico in merito).

*Questo è un articolo amatoriale, riassunto a “parole nostre”, avvalendoci di esperienze e conoscenze personali. Non intendiamo assolutamente generalizzare o entrare nel merito di campi che non rientrano nelle nostre competenze.

Prima di tutto abbiamo spiegato alla dottoressa tutto il lavoro che c’è dietro al personaggio di un anime (che può valere benissimo anche per un personaggio letterario o qualsiasi altro prodotto sviluppato con i medesimi criteri): la caratteristica principale è la realisticità, quindi vengono impostate una psicologia e una storia molto realistiche, dettagliate e ricche di particolari. Questi personaggi, generalmente, non rappresentano lo stereotipo dell’eroe “onnipotente” e che vive in un mondo irrealmente perfetto: nella maggior parte dei casi vivono un quadro sociale e familiare comune alla nostra realtà, talvolta anche problematico (mancanza di un genitore, lutti, relazioni conflittuali, divorzi, bullismo e via dicendo). Così, anche i personaggi si trovano ad affrontare un percorso di crescita o sviluppo, che li porterà al raggiungimento del loro scopo. Noi spettatori non facciamo altro che seguirli nel loro percorso e magari imparare ad affrontare i nostri problemi anche attraverso le loro esperienze.

Non è un caso se in Giappone esistono perfino dei monumenti dedicati ai personaggi di anime e manga, addirittura il manga One Piece è studiato dagli psicologi nipponici, perché pare aiuti le persone che si sentono perdute e sole. Sono cose che per chi non conosce la cultura giapponese possono sembrare assurde, perché in occidente siamo abituati ad associare animazione e fumetto a infanzia o comunque immaturità. Invece in Giappone, manga e anime fanno proprio parte della cultura del paese e ne esistono per qualsiasi età e target.

Poster pubblicato (in Giappone) dal Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare. I personaggi di un famosissimo anime intitolato “L’attacco dei Giganti” spiegano: “Scegli quello che preferisci (per coprirti) quando tossisci o starnutisci”. E nell’angolo in alto a sinistra del poster c’è un Titano che tossisce senza coprirsi la bocca.

Dato che Ash è il nostro campo, alla dottoressa abbiamo presentato dettagliatamente questo personaggio. Anche lui ha una psicologia molto articolata e una situazione famigliare non semplice. Parliamo di un ragazzo che è stato letteralmente abbandonato dal padre quando era ancora in fasce, cresciuto da una mamma sola, che alla nascita di Ash era appena diciannovenne e da poco rimasta orfana di madre (la nonna di Ash). Abbiamo appreso come tutto ciò abbia influito addirittura sulla psicologia di Ash che a volte, già da piccolissimo, si ritrovava a consolare la mamma in lacrime. Infatti, il suo carattere così forte deriva sia dall’assenza paterna, sia dalla personalità (nonostante tutto molto positiva) della sua stessa mamma.

Sono proprio i finissimi dettagli a rendere così realistica la storia: piccoli particolari che possono sembrare futili ai fini di una trama, ma che in realtà trasmettono un senso di quotidianità e la percezione di conoscere questi personaggi come se fossero degli amici che frequentiamo nella vita reale.

Parlando di Ash, nemmeno lui rappresenta lo stereotipo dell’eroe perfetto: sebbene egli sia impavido e abbia un carattere estremamente positivo, nel corso della storia ne abbiamo conosciuto anche vulnerabilità, sbagli, paure e difetti. Lo stesso Ash, infatti, ci insegna ad affrontare le difficoltà nel modo più realistico possibile.

Una volta ascoltata la complessità psicologica del personaggio, la dottoressa ci ha rivolto queste domande: “Ash è sessualizzato?” “Ha un orientamento sessuale?” La risposta ad entrambe le domande è, ovviamente,.

Ebbene, Ash rappresenta un essere umano di sesso maschile, quindi a differenza di un “oggetto” ha anche una sessualità e una fisicità che presentano tutte le caratteristiche del suo genere. Perciò, non c’è niente di assurdo nell’innamorarsi di lui e nel provare tutte le relative “emozioni fisiche” dell’attrazione sessuale (senza scendere troppo nei dettagli di questo argomento, per ovvi motivi).

In termini scientifici si definisce “innamoramento unilaterale”, perché non può essere corrisposto da entrambe parti. Fondamentalmente non c’è differenza con l’innamoramento per una persona reale, perché anche in questo caso esiste la possibilità di non essere ricambiati. In entrambe le situazioni sentiamo di amare qualcuno che conosciamo bene, ma con cui non abbiamo mai potuto avere alcuna relazione fisica.
Quindi, considerando la psicologia realistica e dettagliata dei personaggi, unito al discorso sulla sessualizzazione, la conclusione è che non c’è assolutamente niente di patologico nell’esserne innamorati: si tratta di un sentimento assolutamente reale.

Ma possiamo considerarli a tutti gli effetti il nostro “primo amore” o comunque sia un effettivo amore della nostra vita?

Partendo dal presupposto che nessuno può mettere in dubbio i nostri sentimenti, perché se li proviamo sono reali a prescindere, anche qui abbiamo una risposta scientifica a questo eventuale dubbio.

Ovviamente, tra personaggio e persona reale c’è una evidente ed innegabile differenza: con il personaggio non si può avere un dialogo o una qualsiasi relazione “reale”, quindi ciascuno di noi sente il bisogno di “cercarne la presenza” e, su questo, ognuno ha i propri rimedi.
Nel caso di Ash (e di altri personaggi come lui) il rimedio più comune a tutti è sicuramente affidarsi ai suoi insegnamenti, applicandoli nella vita reale.

Abbiamo così sottoposto alla dottoressa un esempio realmente accaduto:
Una ragazza che soffriva di violenti attacchi di panico, era in ansia all’idea di dover affrontare la sua prima telefonata di lavoro. Gli attacchi di panico la stavano mettendo in difficoltà, ma lei ha trovato in Ash la forza di affrontare la situazione: “Cosa mi direbbe Ash se fosse qui? Sicuramente mi spronerebbe a non abbattermi anche di fronte a un fallimento”. Così la ragazza si ricordò di una sorta di promessa che, tempo prima, aveva “fatto ad Ash”: quella di impegnarsi per realizzare il proprio sogno. Spinta da questa promessa e dalla convinzione di rendere in qualche modo Ash fiera di lei, la ragazza prese il telefono e tutto andò per il meglio.

Dopo aver ascoltato il racconto, la dottoressa ha spiegato: “Ecco, qui c’è anche un supporto attivo da parte di Ash: in pratica ha in qualche modo agito nella realtà, motivando questa ragazza in difficoltà. Non c’è dubbio che lui possa essere considerato a tutti gli effetti il suo primo vero amore”.

Anche se le parole gli vengono messe in bocca da qualche scrittore, restano pur sempre parole di Ash: perché uno scrittore deve pensare con la testa del personaggio a cui sta lavorando, non con la propria. Deve attenersi strettamente alla psicologia di Ash, che può essere totalmente differente dai numerosi sceneggiatori che si occupano di lui. Ovviamente le svariate situazioni che si possono presentare nello scorrere della storia, possono anche portare il personaggio a un cambiamento psicologico, esattamente come talvolta accade nella realtà.

Esiste anche un termine per indicare il personaggio di un anime/manga etc di cui siamo follemente innamorati: waifu (se è un personaggio femminile) o husbando (se è un personaggio maschile).


Firma anche tu la petizione per dire basta ai reboot di Ash nell’anime Pokémon! Bastano pochi secondi e puoi scegliere di restare anonimo, nascondendo pubblicamente i tuoi dati!