Capitolo 7 – Pocket Monsters: The Animation – Tutti i riferimenti nella fanfiction

Pocket Monsters: The Animation – Tutti i riferimenti nella fanfiction

Pocket Monsters: The Animation è una raccolta di romanzi a due volumi, pubblicata soltanto in Giappone nel 1997 e 1999. Essa rivela molti dettagli che a Shudo non fu mai concesso di inserire nella sceneggiatura dell’anime, perciò egli li mise per iscritto. Le opere si soffermano particolarmente sui retroscena dei protagonisti, rivelando interessanti dettagli sull’anime Pokémon.

La mia fanfiction inizia la mattina del decimo compleanno di Satoshi (Ash Ketchum). Molti di voi possono pensare che questa sia già un’incongruenza con l’anime, in cui viene menzionato erroneamente che quel giorno corrisponda al primo episodio.
Normalmente gli allenatori di pokémon iniziano l’avventura il giorno in cui compiono dieci anni; allora come mai, assieme a Satoshi, partirono anche Shigeru (Gary) ed altri due allenatori? Era forse il compleanno di tutti? Ebbene, Shudo chiarisce nei romanzi questo aspetto, rivelando che si trattò di un errore degli sceneggiatori. Il giorno della sua partenza, Satoshi aveva in realtà dieci anni, dieci mesi e dieci giorni.
A Masara Town (Biancavilla o Pallet Town), gli allenatori partivano divisi in gruppi, il primo aprile successivo al loro decimo compleanno. Questo ovviamente significa che il giorno della sua partenza, Satoshi stava addirittura per compiere undici anni, poiché la sua data di nascita corrisponde al ventidue maggio.
Ho potuto così immaginare come si sia realmente svolto il suo decimo compleanno, anche sfruttando un’ulteriore chicca raccontata da Shudo, riguardo la sveglia a forma di Voltorb.
Chi ha seguito l’anime Pokémon fin dagli esordi la ricorda sicuramente! Nel primo episodio fu letteralmente distrutta nel sonno da Satoshi e in seguito fatta aggiustare. I romanzi “Pocket Monsters the Animation” raccontano che la mamma gli regalò quella sveglia proprio in occasione del suo decimo compleanno.
Per riuscire ad accaparrarsela, Hanako (Delia) dovette abbandonare la sua impegnata agenda per tre giorni e recarsi in un grande magazzino nella metropoli Tamamushi City (Azzurropoli).
Per lei quella sveglia Voltorb rappresentava più di un semplice regalo di compleanno per suo figlio: era un’espressione di amore materno, che egli avrebbe potuto portare con sé in viaggio (qualora non l’avesse distrutta, s’intende!). Il suo compleanno fu solo un’occasione adatta per dargliela.

Shudo si sofferma parecchio a parlare di Hanako, ripetendo spesso che leggere tali informazioni aiuta a scoprire qualcosa di più su Satoshi e sulle sue future vicende.
Scopriamo quindi che Hanako gestisce la locanda Masara House (ereditata alla morte della madre) e che ha sempre desiderato anche lei diventare un’allenatrice di pokémon. Tuttavia, non ebbe mai occasione di partire, specialmente dopo la nascita di Satoshi. Così, ella si limitò a studiare i pokémon presso il laboratorio del professor Ookido (Oak), nipote di Masara Ookido.

La mamma di Satoshi è infatti giovanissima: all’inizio dell’anime era ancora sotto i trent’anni di età, nonostante avesse già un figlio pressoché undicenne. Il rapporto tra loro è molto più simile a quello tra fratello e sorella, piuttosto che a quello tra madre e figlio. Talvolta Satoshi si chiedeva se certi comportamenti di Hanako fossero gli stessi di una tipica mamma e desiderava che lei fosse più simile a una normale donna adulta. Spesso la accusava di “giocarsi la carta della mamma” solo quando le conveniva.
In effetti, il giorno della partenza del figlio, Hanako iniziò a fantasticare un po’. Era triste, ma allo stesso tempo si sentiva come uno studente in procinto di iniziare le vacanze estive e senza compiti da fare: a partire dal giorno successivo sarebbe ritornata una donna libera. Essendo ancora così giovane, avrebbe potuto dedicarsi a molte cose, ma fino alla mattina successiva doveva essere ancora la mamma di Satoshi.
Shudo spiega che quello della madre è già di suo un mestiere molto duro, tuttavia, nonostante la situazione, Hanako non ha mai visto la propria maternità come un peso e tutto sommato la considerava meglio che rimanere completamente sola, visto che il marito se ne era ormai andato di casa.
Naturalmente non fu facile; ma nonostante ciò, ogni tanto Hanako sentiva la necessità di dire al figlio: «Grazie, tesoro mio.», come ad esempio nel flashback (anch’esso tratto direttamente dai romanzi) in cui il piccolo Satoshi, di appena tre anni, consolò la sua mamma in lacrime. Quella è una delle mie scene preferite e rappresenta il concreto esempio di ciò che intende Shudo, quando spiega che il carattere di Satoshi dipende fortemente dall’assenza della figura paterna e dal rapporto con Hanako.

A tal proposito, le uniche informazioni canoniche sul fantomatico padre di Satoshi le troviamo proprio in questi romanzi. Purtroppo, di lui si sa soltanto che conobbe la diciottenne Hanako al Masara House, nell’arco dello stesso anno i due si sposarono ed immediatamente concepirono Satoshi. Subito dopo la nascita del figlio, l’uomo partì improvvisamente per poi non tornare mai più.
Da quando lui se ne andò da casa, nessuno vide più Hanako versare lacrime per un addio, nonostante fosse generalmente una persona che tendeva a piangere come una bambina o avere reazioni esagerate, anche per una semplice scheggia conficcata in un dito.
La donna fu quindi costretta a farsi forza; anche se il marito fosse tornato a casa dopo averla lasciata sola per oltre dieci anni, lei lo avrebbe completamente ignorato.  Quando qualcuno le chiedeva: «Lo ami ancora?» Lei rispondeva un secco «No!». Ma nonostante ciò, Hanako rifiutò tutte le proposte ricevute da altri uomini. Giravano voci su delle sue relazioni, ma nessuna di esse era vera. La realtà è che lei non ha mai voluto divorziare dal marito.
Fortunatamente, Satoshi non rimase mai profondamente scioccato dall’assenza del padre. Tuttavia, da bambino chiedeva spesso di lui alla mamma. Voleva sapere che tipo fosse, che cosa stesse facendo in quel momento e le rivolgeva le medesime domande anche riguardo al nonno. Hanako, inizialmente, gli rispondeva che erano due allenatori di pokémon molto speciali. Ma quando Satoshi compì cinque anni, la madre decise di rivelargli la verità: benché entrambi fossero effettivamente partiti per diventare allenatori, nessuno seppe più niente di loro. Se Satoshi l’avesse scoperto su internet o una volta cresciuto, per lui avrebbe potuto essere uno shock. Tuttavia, ciò non fece alcuna differenza nel suo desiderio di percorrere quella stessa strada. Portare sulle spalle il peso dei fallimenti del padre e del nonno, paradossalmente per lui divenne una specie di bizzarro incoraggiamento: «Non farò la fine di Papà e di Nonno!» Disse alla madre, la notte prima di partire per il suo viaggio. Ma Hanako pensò, dentro di sé: «Se lui fosse anche solo un po’ come suo padre, potrebbe decidere di non tornare mai più a casa.»
Le informazioni su Mr. Ketchum sono minimali, tuttavia Shudo rivelò che l’anime pokémon nasconde dei messaggi importanti. Ad esempio, c’è un motivo ben preciso se molti personaggi principali non hanno un padre, o comunque presentano dei problemi con questa figura genitoriale: “I ragazzi privi del modello di un padre, crescono grazie ad un viaggio.
Inoltre, lo scrittore spiega anche il motivo per cui nel Mondo dei Pokémon questo avviene così spesso.
Dato che l’istruzione obbligatoria termina una volta compiuti dieci anni, superata quell’età i ragazzi sono considerati praticamente adulti. Dopo il decimo compleanno, possono quindi scegliere se proseguire con la scuola secondaria o concentrarsi su qualcos’altro: come ad esempio l’allenamento dei pokémon, iniziare una carriera o addirittura sposarsi. Coloro che decidono di intraprendere il viaggio di formazione sono quasi sempre maschi e lo fanno principalmente per non dover più studiare. Ma essere un allenatore è di per sé uno studio sul campo, infatti in molti alla fine falliscono e diventano degli adulti incompetenti.
Lo stesso vale sia per il padre, sia per il nonno di Satoshi ed è anche la ragione per cui nel Mondo dei Pokémon sono spesso le donne a lavorare.
Alla luce di ciò, ho immaginato (e raccontato nella fanfiction) che il padre di Hanako non andasse più d’accordo con la moglie e che sia sparito anche per non gestire più la locanda di famiglia. Shudo in realtà non chiarisce questo aspetto, menziona solo che l’uomo si sia comportato come il futuro genero.
In ogni caso, lo scrittore spiega che il loro presunto fallimento poteva essere il motivo per cui Shigeru considerasse Satoshi un fallito. Il dialogo tra i due, nel secondo capitolo della mia fanfiction, l’ho ovviamente immaginato, ma è al tempo stesso una scena assai verosimile.
Quando i bulli presero di mira Satoshi all’asilo e alle elementari, lui andava direttamente dai loro padri per chiedere di sgridarli. Se questi non li rimproveravano, l’indomani si assicurava che lo facesse almeno l’insegnante.
Immagino quindi il piccolo Satoshi che, tutto impettito, bussava alle porte di quelle case e con la sua solita faccia tosta improvvisava una ramanzina al genitore in questione… e non a caso, si rivolgeva proprio alle figure paterne!
I bulletti erano generalmente bambini che a casa non respiravano un clima di serenità. Spesso figli di padri single o di mariti che venivano buttati fuori di casa in seguito a una lite coniugale. Se questi uomini avessero cercato qualcosa da mangiare, avrebbero avuto due opzioni: il bento dell’unico minimarket del villaggio o il Masara House.
Proprio come suo figlio, Hanako ha la capacità di trovare sempre le parole giuste per aiutare qualcuno in difficoltà. Perciò, quando questi padri di famiglia sceglievano di mangiare al Masara House, lei coglieva l’occasione per rimproverarli: «I bambini hanno bisogno di entrambi i genitori! Non puoi sottovalutare l’importanza di un padre! Un padre non può sempre e solo lavorare, deve anche passare del tempo a casa!». Hanako sapeva bene quel che diceva, aveva l’esperienza sia del proprio padre (il nonno di Satoshi) sia del marito, i quali abbandonarono entrambi la famiglia.
Perciò, gli uomini rimanevano in silenzio e la lasciavano parlare. In cambio, se così si può dire, Hanako ascoltava i loro problemi con le mogli.
Le madri in paese, perciò, non si lamentavano mai se i loro mariti, tornando a casa a tarda notte, dicessero di essere stati al Masara House. Al contrario, lo consideravano un sollievo, perché parlare con Hanako ispirava i padri di Masara Town a fare del loro meglio per la casa e i bambini. Questo aiutava a migliorare l’umore delle mogli e così, con entrambi i genitori di buon umore, i figli respiravano un clima di serenità e il bullismo nei confronti di Satoshi finì addirittura per cessare. Non venendo più preso di mira, egli fu felicissimo di poter tornare a dedicarsi soltanto alle sue marachelle. Adorava andare in giro a giocare e combinare guai. Hanako lo rimproverava quando causava troppi problemi, ma non l’ha mai costretto a focalizzarsi sullo studio.

Questo è tutto ciò che ho inserito nella fanfiction, ma ovviamente i romanzi di Shudo raccontano molto anche sugli altri protagonisti e si tratta di informazioni davvero interessanti! Ad esempio, sapevate che i fratelli di Takeshi (Brock) in realtà non dovrebbero affatto assomigliarsi, poiché sono tutti figli di padri differenti? O che le sorelle di Kasumi (Misty) hanno in realtà i capelli neri? E sapevate che il professor Ookido ha due fratelli maggiori, uno dei quali era il sindaco di Masara Town?
Sono tutti argomenti che non ho trattato, poiché non inerenti alla fanfiction, ma se desiderate approfondirli, consultate pure la rubrica che ho allegato!


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